AMBIENTE

Boschetto Padano, un bosco silente in Pianura Padana

Un progetto che nasce dal desiderio di ricominciare ad educarci nel rispettare la natura, di cui ognuno di noi è parte

di Francesco Ferretti

Francesco Ferretti

L’idea di avviare questo progetto mi è scaturita in modo particolare guardando un video di Roberto Mercandini, attore teatrale e scrittore italiano che, attraverso i suoi video su internet aiuta a riflette sui temi profondi e in maniera filosofica.

In questo video Roberto parla dell’ipotesi di Gordon Hempton, un ecologista statunitense a cui stanno a cuore i luoghi del silenzio in via di estinzione, cioè “luoghi dove, a partire dall’alba, ci siano 5 minuti di suoni della natura non disturbati della voce umana, di macchine create dall’uomo, da un chiasso artificiale, senza interruzioni. Anche in un parco nazionale statunitense non ci sono luoghi del genere”.  Gordon chiama questi luoghi “il coro evanescente dell’alba”. Noi oggi siamo su un crinale di una montagna e dobbiamo scegliere: da una parte un mondo futuro dove ci sia ancora il silenzio, dove ci sia ancora il modo di ascoltare i suoni della natura, il canto degli uccelli, dove ci si possa raccogliere, dove si abbia il beneficio del silenzioe la possibilità di ritrovare il senso del nostro esistere.

Ho cominciato così a pormi delle domande sulle mie origini emiliane, cosa ci fosse nei tempi antichi della Pianura Padana, quali popolazioni vi abitavano. Studiando la storia della formazione della Pianura padana, ho compreso che in origine la pianura padana era piena di paludi e boschi, a perdita d’occhio con intensissime nebbie. Ma con la venuta dei Romani e delle prime colonie tutto questo cambiò. Oggi, purtroppo, sono rimasti dei relitti di ciò che era originariamente.
Affascinato e meravigliato dal fatto che prima c’era un bosco immenso, ho scritto al signor Gordon Hempton chiedendo come fosse possibile fare una vera esperienza per ascoltare la voce della natura, e se ci fosse stato modo, come poter recuperare/ricreare questi luoghi del silenzio. La sua risposta è stata realistica: nella Pianura Padana non vi sono luoghi silenziosi, solo dove c’è molta vegetazione è possibile fare un’esperienza molto vicina a ciò che intende lo statunitense.
Ma il desiderio di ascoltare l’antica voce della vegetazione Padana, così come si era formata nei millenni, premeva dentro di me tanto da pensare di rimboscare delle zone non coltivate, di costruire un boschetto padano con tutti gli alberi autoctoni della nostra terra.

Leggendo libri e con l’aiuto del mio amico, e giardiniere, Francesco Allegri, ho stilato una lista dei nomi degli alberi che c’erano prima che arrivassero i Romani a piantare piante estranee all’ambiente.
Ho scoperto che nei tempi antichi, sul nostro territorio, vi erano: Farnia (quertus robur) – Rovere ( quertus petrea) – Tiglio (tile accordata) – Carpine bianco – Olmo – Pioppo (bianco e nero ) – Salici: Ontano (bianco e nero), Peciolo – Frassino meridionale (Fraxinus angustifolia) – Acero
Insieme a Francesco siamo andati in giro per la provincia  a raccogliere i semi di questi alberi autoctoni (circa 130 semi) per poi piantarli in vasetti piccoli di plastica. Grazie ad alcuni consigli di Legambiente di Reggio Emilia, e in collaborazione con il comune di Sant’Ilario d’Enza, stiamo evidenziando delle zone comunali dove poter rimboscare questi semi che diventeranno piantine. Ad oggi, spero che la passione e la cura che nutro per la natura e il nostro ambiente possa appassionare, coinvolgere tanti altri anche attraverso questo mio progetto e nel tempo,  possiamo, insieme, ritrovare una relazione con quella voce, “il coro evanescente dell’alba” che abbiamo dimenticato, accantonato per concentrarci solo su noi stessi e sul benessere materiale.
Ricordandoci che, come dice Gordon Hempton “Il silenzio non è l’assenza di qualcosa, ma è la presenza di tutto” dentro la natura di cui siamo parte viva, ma l’abbiamo troppo sfruttata e maltrattata.

Vicino a noi ci sono però ambienti interessanti in cui la natura è ben conservata.

Colgo l’occasione per condividere un’esperienza personale: mentre mi ritrovavo nella Riserva Naturale Regionale Fontanili di Corte Valle Re a Campegine ho potuto riscoprire e verificare con occhi diversi la bellezza della natura, di quanto essa sia abbondante, gratuita, generosa, un dono, una grazia che ci scordiamo molto spesso di avere, di apprezzare e di accontentarci di com’é.
Anche se oggi il mondo pare tutto un guazzabuglio di sconquassi ambientali, sta a tutti noi cambiare concretamente abitudini, iniziando con piccole rinunce e con il desiderio di ridare alla natura il suo spazio, a partire dall’ambiente che abbiamo intorno a noi.
Io so che, da solo, non riuscirò a ricreare il Bosco Padano, ma ci provo e attendo che altri si uniscano a me.

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