CULTURAPRIMO PIANO

Il viaggio di Daniele Castellari nel romanzo ebraico del ‘900

Il professore santilariese ha presentato il suo libro introdotto da Moni Ovadia

La serata organizzata lunedì 3 febbraio presso la Biblioteca di Sant’Ilario nell’ambito delle iniziative dedicate al Giorno della Memoria, ha offerto al nutrito pubblico presente una occasione importante per parlare di racconti e arte, ma soprattutto di una cultura millenaria, la cultura ebraica, indagata attraverso la sua straordinaria tradizione letteraria. A parlarcene è stato Daniele Castellari, autore del volume “Non so se il riso o la pietà prevale. Umorismo e misericordia nel romanzo ebraico del Novecento” (Aliberti Compagnia Editoriale), accompagnato dallo scrittore Pietro Mariani Cerati, curatore della collana “Bibbia e Giornale” in cui il libro è pubblicato.

Un viaggio inedito nei romanzi e nell’arte di Joseph Roth, Vasilij Grossman, Isaac Bashevis Singer, Elie Wiesel, Abraham Yehoshua, Amos Oz, Daniel Grossman. Con “Non so se il riso o la pietà prevale. Umorismo e misericordia nel romanzo ebraico del Novecento” Daniele Castellari ci accompagna dunque in un percorso tra libri memorabili uniti – pur nelle diversità di trame, ambientazioni ed epoche – dal filo comune della cultura ebraica. Il titolo del volume è ispirato a un verso della poesia “La ginestra” di Giacomo Leopardi.

Il saggio è introdotto da Moni Ovadia, celebre attore che ha dedicato la sua arte a questa tradizione, con parole belle e importanti: «L’inedito sguardo con il quale Castellari legge il romanzo ebraico illumina un senso imprevisto e i bagliori di questo senso emergono da passaggi dei sette romanzi scelti per una disamina commossa e che commuove. Giobbe, La famiglia Karnowsky, Vita e destino, Il testamento di un poeta ebreo assassinato e Vedi alla voce: amore, La scatola nera, Il responsabile delle risorse umane, sono accomunati dal fil rouge dell’umorismo intessuto con o evocato da quello della misericordia. Mi permetto di raccomandare questo saggio per imparare a riconoscere il valore dell’umorismo, il valore della sua pìetas che libera la vita dall’orrida stupidità della violenza e apre al rapporto non idolatrico e vitale con l’ardua dimensione del divino al di là delle pretese di ogni credo religioso».

Daniele Castellari insegna Italiano e Latino presso il Liceo Aldo Moro di Reggio Emilia. Dal suo maestro Ezio Raimondi e dalla sua lezione di curiosità intellettuale, ha ricavato la passione per lo sconfinamento in territori al di là della letteratura. Ha pubblicato saggi letterari con la rivista «Intersezioni» de Il Mulino, ma anche articoli e volumi di argomenti politici e pedagogici con Emi, Franco Angeli e Paoline. Svolge attività di formatore in scuole, università, comuni e biblioteche sia come narratore che come esperto di temi legati all’innovazione e alla creatività. La sua antica passione per il teatro, ere- ditata dal nonno burattinaio, ha trovato una nuova collocazione nell’attività di narratore teatrale per ragazzi e di direttore artistico del Piccolo Teatro in Piazza di S.Ilario d’Enza. Ogni tanto si concede la creazione di eventi strani quali lo Spaccio di poesia e la Città del Lettore.

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