PRIMO PIANOSANT'ILARIO COM'ERA

MIRACOLO A… SANT’ILARIO

Quell’incidente ferroviario che fu una manna dal cielo

La stazione di S.Ilario negli anni ’20.
Nella foto si vede la zona della stazione adiacente ai binari come probabilmente si presentava all’epoca dell’incidente ferroviario.

(di Giorgio Casamatti)

Quando il popolo italiano era già stremato da quasi vent’anni di dittatura fascista, la guerra accentuò ancora di più la fame e la miseria dilagante. La situazione diventava ancora più drammatica nei mesi invernali quando era più difficile reperire le provviste e si doveva far fronte al freddo e alle avverse condizioni metereologiche. I disagi colpivano soprattutto le fasce deboli della popolazione, in particolare i bambini, che spesso si arrabattavano per riuscire a mettere qualcosa sotto i denti. A loro infatti spettavano spesso razioni di cibo più ridotte rispetto agli adulti e, anche per quanto riguarda l’abbigliamento, si dovevano accontentare di pantaloni corti e zoccoli di legno anche nei mesi più freddi dell’anno. Fu proprio durante l’inverno del 1944, ricordato da tutti come uno dei più freddi a memoria d’uomo, che un evento quasi miracoloso consentì alla popolazione di S.Ilario di assaporare delizie inaspettate. La notizia di un incidente ferroviario, avvenuto presso la corte Calestani, a causa della coltre di neve che aveva fatto deragliare un convoglio, diventò per i cittadini del paese un’occasione inaspettata per rifocillarsi.

Racconteremo gli eventi con le parole di un testimone oculare, Felice Mazzali, che all‘epoca dei fatti era solo un bambino delle elementari di circa 11 anni. Grazie ai suoi ricordi nitidi potremo rivivere l’avventura di un gruppo di intraprendenti ragazzi del paese che, con rapidità ed astuzia, compiranno un’impresa memorabile riuscendo anche a gabbare le forze dell’ordine presenti.

“Un giorno si sparse la voce che un treno era deragliato, mentre eravamo in classe con la maestra Bucci che spiegava. Avevamo in testa solo il treno deragliato e nessuno pensava più alla lezione. A dire il vero pochi di noi “Muraioli” (ragazzi della Mura) erano dei bravi scolari. Come si poteva avere voglia di studiare con la pancia vuota e lo stomaco che brontolava in continuazione! Finalmente suonò la campanella e nel scendere le scale, per la fretta, qualcuno di noi le fece con il sedere perché, avendo i chiodi sotto gli zoccoli, scivolavi e ti trovavi col culo sul pianerottolo finale. Poi siamo andati a cercare il treno, che era deragliato per le abbondanti nevicate. Dalla fretta di vedere il treno non avvisammo nemmeno i nostri genitori, ma con la guerra, anche se avevamo solo 11 anni, eravamo tutti degli sbandati.

La neve era alta un metro, e noi poco di più, per cui dovevamo procedere in fila indiana facendo grandi sforzi. Non so chi fosse il primo della fila, ma ricordo bene che, mentre si faceva strada nella neve, si poteva vedere solo la sua testa che spuntava. Ci volle molto tempo per raggiungere la Corte Calestani dove c’era il treno. Restammo meravigliati vedendo che la neve era tutta gialla e solo dopo esserci avvicinati di più abbiamo visto che si trattava di arance.

Villa Inzani a S,Ilario. 1913 circa
Il treno era deragliato nella zona antistante la grande tenuta agricola. All’epoca dei fatti la villa era dotata di una stazione ferroviaria privata che veniva quotidianamente utilizzata dal dottor Giovanni Inzani, celebre chirurgo e docente all’Università di Parma.

Così siamo tornati a casa il più velocemente possibile a prendere delle ceste o dei sacchi. Poi di corsa di nuovo verso il luogo dell’incidente, dove si era già radunata tantissima gente a raccogliere le arance. Il treno deragliato sembrava un gigantesco animale preistorico ferito a morte. La locomotiva era ribaltata e le grandi ruote d’acciaio erano ferme e rivolte al cielo. Io e i miei amici facemmo almeno tre giri coi sacchi per trasportare le arance a casa. Si trattava probabilmente di un convoglio di vettovaglie destinato ai soldati in guerra, infatti, Ispezionando i vagoni del treno trovammo anche della carruba (un frutto tipico del medio oriente) e degli scarponi militari, che erano un lusso per noi bambini abituati agli zoccoli di legno anche in inverno. Grazie alla neve alta riuscimmo a fuggire dall’inseguimento dei carabinieri che piantonavano la zona. Che pacchia avere finalmente delle scarpe e lo stomaco che non brontolava più grazie alle arance e alla carruba”.

Classe della maestra Bucci nel 1948.
In questo caso si tratta di una classe femminile tra cui si riconoscono: Silvana Bertoni, Mirella Salvatori, Francesca Longagnani, Irma Pederzoli e Maria Teresa Bettati .
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