PRIMO PIANOSANITÁSCUOLA

Scuola, l’attività didattica al tempo del Covid-19

Un nuovo modo di fare lezione imposto dall'emergenza sanitaria, possibile grazie a un cambio di passo tecnologico e a una forte collaborazione tra famiglie e insegnanti

(di Maria Grazia Menozzi – insegnante scuola primaria Collodi)

Se vi dico DAD qual è il primo significato cui pensate?
Probabilmente fino a fine febbraio molti di voi avrebbero pensato al termine inglese per la parola papà, padre. Dai primi di marzo la sigla DAD invece è entrata nelle nostre vite col significato di “Didattica A Distanza”, per indicare la modalità in cui la scuola sta cercando di arrivare nelle case di tutti anche con la sospensione delle attività scolastiche. Tutti noi ci siamo trovati in una situazione assolutamente inaspettata e che si è rivelata più difficile di quanto all’inizio potessimo immaginare: la chiusura delle scuole prima e la sospensione delle attività immediatamente successiva hanno portato a dover reinventare la modalità di “fare scuola” cui eravamo abituati. La DAD diventa in questa circostanza di emergenza lo strumento per garantire il diritto all’ istruzione. Sicuramente questo cambio di didattica chiama in campo l’indispensabile collaborazione tra scuola e famiglia che deve sostenere i bambini in questo improvviso cambio di strumenti e modalità di conoscenza e studio. Si richiede così alle famiglie uno sforzo importante: la scuola con la DAD diventa invasiva, se nelle classi più grandi i bambini potevano essere autonomi ora il genitore deve affiancare il proprio figlio nel conoscere e prendere confidenza con questa nuova didattica. La DAD necessita di due elementi indispensabili: device (smartphone, computer, tablet) e rete internet. Nell’ Istituto Comprensivo di Sant’Ilario è stato fatto un sondaggio informatico per individuare le famiglie che non possono accedere alla DAD essendo privi di una delle due condizioni, per cercare successivamente di dotare tutti dell’occorrente per accedere. Ogni giorno i bambini grazie al registro elettronico hanno assicurate le lezioni scolastiche attraverso spiegazioni inviate con videolezioni registrate, attività assegnate sui libri, link per video o audio, messaggi scritti. In tutto questo però c’è un elemento fondamentale della scuola che ha uno spazio sacrificato: è l’aspetto delle relazioni, quelle tra gli alunni della stessa classe e tra insegnanti e alunni. Dopo settimane di sospensione della scuola la necessità più grande dei bimbi è quella di rivedere gli amici e di rincontrarsi per crescere insieme. Per questo si sta mettendo in campo l’organizzazione di videolezioni in modalità sincrona: nella mia classe qualche giorno fa abbiamo fatto la prima prova ed è stata un’emozione grandissima. I bimbi erano molto felici di rivedersi, anche se solo nello schermo del computer; mi sembravano al primo giorno di scuola, composti e timorosi ma orgogliosi di esser presenti. Le videolezioni in modalità sincrona però amplificano le criticità della DAD perché se tutto ciò che è attività asincrona può significare flessibilità, disponibilità di strumenti e adulti per ogni bambino secondo i ritmi organizzativi delle famiglie, con la videolezione in diretta live occorre avere tutto a disposizione rigidamente secondo il momento fissato in calendario. Quando in una famiglia ci sono due o tre bambini/ragazzi che frequentano la scuola questo diventa molto complicato. Inoltre in alcuni casi i genitori andando a lavorare non possono affiancare il figlio per la diretta e in altri casi i genitori stessi col telelavoro devono utilizzare gli strumenti informatici che non restano disponibili per lo studente. In queste settimane comunque abbiamo avuto una grande collaborazione di molte famiglie che si sono supportate le une con le altre per superare le difficoltà dell’utilizzo delle tecnologie. Sono certa che questo sforzo dei genitori e degli insegnanti non andrà perduto col ritorno alla normalità e che la dimestichezza acquisita dai bambini nell’ uso degli strumenti informatici rimarrà una competenza utile per il loro futuro.

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