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Festa della Liberazione, il profondo intervento del Sindaco

 

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Care/i cittadine/i,
ho pensato più volte, in questi giorni, a cosa avrei potuto dire oggi, 25 aprile 2020, per commemorare una vicenda come quella della Resistenza a tanti anni di distanza, in un mondo fortemente cambiato e in un momento di emergenza sociale inattesa e devastante.

I valori e i principi di libertà per cui tanti giovani nel secolo scorso sono vissuti e si sono sacrificati, costituiscono i fondamenti del nostro vivere civile, ma oggi ci troviamo di fronte a forme di pensiero e di azioni che si possono associare a una visione antidemocratica di ispirazione fascista. Esse sono caratterizzate dal rifiuto del senso dello Stato democratico, dal culto dell’azione per l’azione, dal sospetto nei confronti della cultura, dal rifiuto dello spirito critico, dalla paura delle differenze, dalla xenofobia, dal razzismo, dal disprezzo per i deboli, dal populismo secondo cui gli individui in quanto tali non hanno diritti ed il popolo è costituito da un’entità monolitica, di cui il leader pretende di essere l’interprete.

Ecco, di fronte a questa realtà dobbiamo resistere con tutte le nostre forze e possiamo opporci solo con le armi apparentemente deboli ma forti della democrazia conquistata. La democrazia infatti può essere vista debole perché consente a coloro che vi si oppongono la possibilità di avere gli strumenti per limitarla o cancellarla. Ma la democrazia è forte perché si fonda sulle leggi della Costituzione che la tutela, sulla base portante della solidarietà. La Resistenza ci ha portato la Liberazione e la Costituzione ci ha dato la Libertà.

Il libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza europea” raccoglie parole che risuonano sempre più forti col passare del tempo e sono per noi testamento spirituale e ideale. Fu proprio attraverso la resistenza della «meglio gioventù» d’Europa, perseguitata e uccisa dal fascismo e dal nazismo, che nacque l’Europa non del denaro, ma della comune fede nella democrazia, nella libertà e nella ricerca della giustizia sociale.

In questi tragici mesi la nostra Italia e con essa l’Europa e il mondo intero sono squassati da una tragedia di cui è ancora difficile definirne i contorni spaziali e temporali.
Resistenza, morte, solidarietà, liberazione, libertà, Europa sono le stesse parole che ritornano in questi giorni:
– dobbiamo resistere, cambiando regole di vita per il bene nostro e di chi ci sta vicino, rispettando le indicazioni della scienza. Per resistere occorrono sacrifici, determinazione e pazienza.
– abbiamo anche oggi i caduti, che si accomunano con quelli delle guerre per essere morti soli, lontano dalle famiglie, alle quali è venuto a mancare anche il calore simbolico del rito dell’addio.
– durante la seconda guerra mondiale si produsse un movimento spontaneo di solidarietà, con le donne in prima linea, nei confronti dei resistenti; oggi sta lievitando un analogo moto solidaristico, in cui la più grande risorsa della nostra Italia, il volontariato, sta affrontando con dedizione l’emergenza, al servizio di una straordinaria Sanità pubblica.
– tutti insieme dobbiamo conquistare, con i nostri comportamenti, la liberazione dalla malattia, per riappropriarci della libertà di lavorare, stare vicini, parlare e gioire insieme.
– l’Europa oggi c’è, imperfetta, ancora non maturata idealmente, a volte distante, ma c’è. Sta a tutti noi contribuire a realizzare gli ideali di chi l’aveva sognata e pensata; per rispetto ai caduti e a tutte le persone che soffrono per la malattia e per la perdita del lavoro, è necessario che l’Europa sia solidale e vicina ai suoi cittadini.

Queste parole, sia pure declinate diversamente nel tempo, fanno parte della storia degli italiani come riferimenti forti per dare senso alla vita. Allora tocca a noi, come fecero i nostri genitori, assumerle per condividere ideali da trasmettere alle generazioni future.

Viva l’Italia.

Il sindaco
Carlo Perucchetti

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