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Recovery Fund, un’occasione che non si può sprecare

Vanna Iori

(di Vanna Iori – senatrice PD)

Il 21 luglio scorso è stato firmato l’accordo sul Recovery Fund. L’Unione europea ha compiuto un passo senza precedenti, che le consentirà di finanziare con 750 miliardi, in parte di debito comune, la ripresa economica dopo la più grave crisi sanitaria, economica e sociale dal secondo dopoguerra. È stata una trattativa difficile, caratterizzata da opposizioni e visioni diverse dell’Europa ma che alla fine ha condotto a un risultato che per i sovranisti di casa nostra sarà difficile smontare. All’Italia, infatti, andranno 209 miliardi, di cui 82 a fondo perduto e 127 di prestiti. Con un incremento di 36 miliardi di euro rispetto alla proposta iniziale. I Paesi più colpiti dalla pandemia, grazie anche al sostengo di Germania e Francia, sono riusciti a piegare le pretese dei cosiddetti  paesi frugali, in particolare sull’unanimità, meccanismo che avrebbe trasferito il controllo delle risorse dalla Commissione europea ai governi nazionali, attribuendo agli Stati un potere di veto diretto che avrebbe tradito i trattati europei. Per fare la Storia servono i compromessi, ma questo è un successo per il nostro Paese e anche per il continente. Nasce, infatti, un’Europa più solidale. Ottimo il lavoro svolto dalla delegazione italiana a cui vanno riconosciuti lungimiranza e caparbietà. Ma, adesso, viene il difficile. Per un Paese disabituato alle riforme, non sarà semplice spendere in modo efficace questa ingente mole di finanziamenti. Siamo investiti, infatti, di una grande responsabilità che ci dovrebbe indurre a fare le riforme e ad affrontare seriamente il nodo delle diseguaglianze e del Mezzogiorno. Se le decisioni delle scorse settimane rappresenteranno davvero una svolta per l’indispensabile integrazione europea, a questo punto dipenderà dalle politiche economiche che saranno adottate dai vari paesi. L’Italia ha avuto una importante apertura di credito da parte dell’UE. Ora dobbiamo mostrare di saper utilizzare i fondi europei per sciogliere i nodi strutturali della nostra economia che, infatti, ristagna da decenni. Dobbiamo saper cogliere finalmente le opportunità offerte dalla rivoluzione tecnologica, investendo seriamente nella formazione di capitale umano. Ora abbiamo anche l’opportunità di utilizzare i fondi europei per modernizzare l’economia, per renderla più rispettosa dell’ambiente, più digitale, più inclusiva. Possiamo attenuare – con la crescita e il lavoro, non solo con i sussidi – le diseguaglianze emerse negli anni scorsi. Si tratta di un’occasione straordinaria, l’ultima. Non possiamo sprecarla.

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