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Graziano Del Rio: sostengo la riduzione del numero dei parlamentari

Intervista al capogruppo del PD alla Camera, che espone le sue opinioni sull'importanza di votare Sì al referendum costituzionale del 20-21 settembre

Graziano Del Rio, capogruppo PD alla Camera dei Deputati

Sostengo il sì al referendum sul taglio dei parlamentari, perché ho sempre creduto che fosse un passo importante al quale occorre affiancare parallelamente altri adempimenti. Fino a qualche settimana fa era acquisito dal senso comune pluridecennale che questa riforma fosse di buon senso, anche se molto limitata. Una riforma analoga identica l’avevamo presentata come Gruppo Pd, non come singoli, nel 2008.
Quali vantaggi porta questa riforma?
Come dimostra il prof. Delle Donne della scuola Sant’Anna in un bel saggio comparatistico sul referendum, c’è un’innegabile tendenza in tutte le grandi democrazie alla riduzione del numero nei Parlamenti nazionali a causa della crescita del ruolo di quelle regionali e dell’Unione europea. In Francia in questa legislatura c’è un progetto per scendere da 577 a 404 deputati, la Germania ha istituto alla Camera una Commissione con questo obiettivo, nel Regno Unito si discute da alcuni anni di scendere da 650 a 600.
Quali sono invece gli altri adempimenti che ritiene necessari?
In primo luogo l’approvazione di una serie di modifiche costituzionali, peraltro già incardinate nell’iter parlamentare, e poi una nuova legge elettorale.
Solo in tal modo la vittoria del sì non sarà un salto nel buio e neppure una vittoria dell’antipolitica, ma al contrario, riuscirà a valorizzare il ruolo del Parlamento.
Quindi non basta dire sì al referendum?
Esattamente così, bisogna dimostrare di avere una visione complessiva ed essere propositivi, per avere il consenso più largo possibile, a partire dal Movimento 5 Stelle, (con cui ricordiamo abbiamo lealmente condiviso un accordo in occasione della nascita del nuovo governo) ma non solo; ci sono osservazioni critiche non strumentali alle quali va data una risposta, in modo da smorzare i toni della discussione per farne emergere il merito e la validità.
Tutto ciò si può e si deve fare concretamente. Entro il 20 settembre potranno andare in Aula alcuni provvedimenti attualmente in discussione e cioè:
1)  l’allineamento dell’elettorato attivo (18 anni per la Camera e 25 anni) per il Senato, che vanno uniformati a 18 anni
2) la modifica della base regionale per elezione Senato, per superare i problemi di rappresentanza delle minoranze nelle regioni più piccole.
Ricordo infine che è in esame alla Camera in questi giorni anche la riduzione di un terzo dei delegati regionali nella platea degli elettori del presidente della Repubblica per rispettare le proporzioni tradizionali.
Ci sono realmente le condizioni per farlo?
Assolutamente sì perché, ripeto, si tratta di uno dei punti cardine dell’alleanza e sarà una prova concreta della capacità di fare sintesi di culture politiche diverse, ma che hanno scelto di collaborare per produrre cambiamenti veri nell’interesse dei cittadini.
Ripeto che abbiamo votato Sì proprio perché una serie di nostri emendamenti correttivi sono rientrati nell’accordo di maggioranza. In precedenza avevamo votato contro perché i Presidenti delle Camere (era il tempo del Governo gialloverde) avevano impedito qualsiasi discussione di merito. Chi gioca a mettere in cattiva luce il PD lo fa strumentalmente senza analizzare il contesto.
E sulla riforma elettorale, da sempre banco di prova scivoloso per tanti governi?
C’è l’accordo tra i partiti della maggioranza su un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5 per cento, auspichiamo che non si venga meno a quell’intesa e che sia presto adottato il testo in esame alla Commissione della Camera. Un anno fa abbiamo posto delle condizioni per il nostro sì alla riduzione dei parlamentari perché questa riforma fosse equilibrata e rispettosa dei diritti di tutti i cittadini e delle formazioni politiche così come previsto dalla Costituzione. È stato questo lo spirito della nostra iniziativa che sta procedendo con il contributo di tutti ed è la linea su cui ci muoviamo e chiediamo la coerenza ai nostri alleati.
Però il tempo stringe, prima delle elezioni saranno pochissimi i giorni di lavoro parlamentare: ce la farete?
Prevedevamo di fare prima, ma sappiamo tutti cosa abbiamo vissuto in questi mesi. I 33 decreti approvati in emergenza sulla pandemia hanno decisamente sconvolto il calendario dei lavori.
Sappiamo che non esistono riforme perfette e che nessuno ha la verità in tasca, ma ci siamo assunti una responsabilità collettiva verso tutto il Paese, che porteremo avanti con coerenza.

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