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Davide Faraone: sul referendum Italia Viva lascerà libertà di voto

Tagliare il numero dei parlamentari con un referendum sulla casta è più inutile che dannoso, ma il quesito è solo strumentale

Davide Faraone (capogruppo di Italia Viva al Senato)

(di Davide Faraone – Presidente gruppo Italia Viva al Senato)

Personalizzare i referendum non fa mai bene. Quantomeno non porta affatto fortuna. Quindi chi pensa a questo referendum come un manganello da usare contro qualcuno, ad esempio per regolare i rapporti di forza all’interno del M5S, e tra questi e il Pd, e tra loro e Conte, sappia che da noi non troverà sponda. Non stiamo ai giochetti, per una ragione di tutta evidenza: la demagogia supera sempre di molte spanne la razionalità e dunque accade che modifiche necessarie per modernizzare il paese, come una vera distinzione trai due rami del Parlamento, fatta perbene e accompagnata da una riforma elettorale capace di garantire la rappresentanza dei territori, siano state sostituite e riproposte in un surrogato, in una versione populista-instagrammara. Una versione che naturalmente sta provocando una vertigine a chi, come nel Pd, sventolava la bandiera del riformismo, aspirava alla vocazione maggioritaria e oggi si ritrova nel bel mezzo di una contraddizione che fa venire il mal di testa al popolo democratico a difendere il taglio, a proporre il proporzionale e a teorizzare una sorta di Partito Unico Populista. Lo dico chiaro e tondo: tagliare il numero dei parlamentari con un referendum sulla casta è più inutile che dannoso. Alla fine si riduce solo la rappresentanza dei territori e non si incide certo sul bilancio dello stato: insomma non si cambia il Paese, al massimo si prendono voti o like, in quella pericolosa deriva al ribasso in cui stanno scivolando le istituzioni. E’ chiaro che il grillismo alla canna del gas tenta l’accelerata sull’ultima curva del tornante, come nella più famosa scena del Sorpasso. Ma dobbiamo davvero stare a braccia conserte in attesa dello schianto? Perché a forza di giocare alla caccia al tesoro dei pollici in su, la qualità della politica e dei politici, la prima conseguenza della seconda, è drammaticamente scemata. Questa battaglia sul taglio dei parlamentari è marginale, a nostro avviso, e non ci prestiamo al gioco di chi vuole trasformare la consultazione del 20 settembre in un plebiscito che di epocale non ha proprio nulla. Spero che abbiamo capito tutti, e per primi gli elettori, che personalizzare i referendum peggiora il Paese, cosa che nessuno di noi, in questo momento più che mai, può permettersi. Io non sto qui a dire come voterò, perché non si può e non si deve continuare a mettere bandierine, semplicemente non è più tempo e non c’è più spazio. La ragione è semplice: questo quesito è talmente strumentale che pare un vestito su misura per chi voleva aprire scatolette di tonno e si è invece ritrovato con una bocca da pescecane. I grillini cercano le quote tonno perdute nella notte della casta, tra le mille luci di palazzo Chigi e gli aerei di Stato e le auto blu, tanto vituperate e mai così tanto usate. Quindi non dico agli italiani di andare al mare il 20 settembre, perché un voto è giusto darlo sempre, dico però di considerare bene i nervi di questo ragionamento: come mai chi gridava “No” quando si è trattato di cambiare davvero il Paese con una riforma costituzionale seria e completa, che avrebbe davvero reso il nostro un Parlamento efficiente, le stesse opposte fazioni, riunite in una improbabile armata Brancaleone che andava da D’Alema a Di Battista, oggi ripropone il taglio dei parlamentari in versione discount?

Per noi di Italia Viva, i nostalgici del maggioritario, i riformisti per DNA, gli ideologi del merito e della competenza contro tutto e tutti, l’obiettivo resta quello di superare il bicameralismo: non abbiamo certo cambiato idea rispetto al 2016. Il taglio di per sé non risolve nulla, e dunque lasceremo libertà di voto. Senza congressi e direzioni o drammi: semplicemente crediamo sia tanto più utile concentrarsi sul far ripartire un Paese che deve riaprire le scuole dopo 6 mesi di stop, come prima cosa. Questa si chiama serietà, il 20 settembre noi pensiamo a come far rientrare in classe i ragazzi, non a come far uscire i politici dai palazzi.

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