POLITICAPRIMO PIANO

Elezioni, oltre al Sì vince il buon governo locale

Si aprono spazi insperati per riformare il Paese; il voto incoraggia il Governo a patto che sappia fare sintesi politica e affrontare i problemi reali del Paese

Marcello Moretti

(di Marcello Moretti)

I risultati elettorali del 20 e 21 settembre scorso dicono innanzitutto che il Sì alla riduzione dei parlamentari passa con larga maggioranza dei consensi (70% circa) e con ampia partecipazione di voto (54% circa) nonostante il quorum non fosse richiesto. Così come i Sì non sono tutti consensi di matrice qualunquista, anche i No non sono tutti dettati dal conservatorismo preconcetto. C’è l’occasione quindi per lavorare insieme al miglior funzionamento delle istituzioni (cosa fino a poco fa insperata) e di concordare una legge elettorale che dia spazio ai cittadini soprattutto nella scelta dei candidati, piuttosto che su una moltitudine di piccole sigle che si rivelano spesso oligarchiche. Per quanto riguarda il voto amministrativo, il centrodestra recupera una regione (le Marche) al centrosinistra, mentre il PD potrebbe entrare in maggioranza in Valle d’Aosta, precedentemente governata da Lega e autonomisti, che è tornata al voto appena dopo 2 anni. In questo caso, si arriverebbe a un 4 a 3 per il centrosinistra. Alcune brevi considerazioni in merito alle elezioni amministrative. Intanto il centrodestra si è presentato unito sempre e dovunque, rappresentando la coalizione potenzialmente più vincente in quanto non solo numerica ma politica. Non si può dire invece lo stesso della maggioranza di governo, che nei territori è sempre a geometria variabile, con i partiti a volte più interessati al proprio singolo tornaconto anziché preoccuparsi di fare una sintesi politica credibile. Chiariamoci: è stato fondamentale dare un governo europeista al Paese (evitando che venisse barattato per qualche rublo al Metropol) ed è stato utile avere un governo capace di gestire con fermezza l’emergenza sanitaria (con la collaborazione disciplinata di tanti italiani) così come è stato importante varare una finanziaria credibile, con tutto ciò che ne consegue in termini di tenuta economica; ma questo non basta. Adesso occorre fare dei passi avanti: è inutile essere europeisti se poi non sfrutti l’opportunità dei fondi MES per migliorare la sanità, inutile chiedere il Recovery Fund, se poi non fai le infrastrutture. La pandemia ha colpito duro la società e l’economia e bisogna uscirne “meglio di prima” affrontando nodi storici come la burocrazia (che soffoca ogni minima procedura) la digitalizzazione (che consente di velocizzare procedure, di incrociare dati e di mappare il territorio, recuperando così risorse dall’evasione e riducendo lo spazio per l’economia sommersa), la certezza del diritto (che comprende l’effettività della pena), l’economia circolare o green (che ancora in troppe zone del Paese si presenta come un’opzione culturale in contraddizione con il lavoro), la piena e buona occupazione a partire soprattutto dai giovani. Su questi terreni si deve lavorare prescindendo da formule astratte quali “alleanza strutturale” o meno, ma elaborando risposte di buon senso ai bisogni quotidiani degli italiani, sarà faticoso ma va fatto evitando ogni prova di forza e aggiornando al presente l’armamentario ideologico. Dalle elezioni inoltre emergono leader locali rappresentativi, quali Emiliano, De Luca e la sorpresa Giani che, al pari di quelli di centrodestra, sono molto radicati nei territori e richiedono un protagonismo di livello nazionale (la lista Zaia in Veneto prende più della Lega). Non vanno dimenticati i risultati nei comuni del territorio come Canossa, Luzzara e Faenza, dove si confermano le amministrazioni di centrosinistra assieme a Imola e Vignola, riconquistate dal centrosinistra al posto rispettivamente del M5S e della Lega. Questa tendenza consolida il ruolo delle Regioni nell’architettura istituzionale e fornisce anche uno spunto di riflessione sul futuro assetto dell’Europa che riuscirà a rappresentare un soggetto politico reale solo se saprà esercitare una sovranità effettiva su scala sovranazionale in grado di competere a livello globale, coniugata ad una forte rappresentatività locale, che risponda al bisogno di identità e di prossimità dei cittadini.

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