EVENTIGIORNO DELLA MEMORIAPRIMO PIANO

Nel Giorno della Memoria la città di Parma ha dedicato una pietra d’inciampo a Piero Iotti

La posa è avvenuta il 27 gennaio, davanti al liceo Marconi, dove Piero si diplomò. Deportato a Mauthausen, fu poi sindaco di Sant’Ilario per dieci anni, dal 1950 al 1960.

Giorno della Memoria, giorno di ricordi

di Giorgio Spaggiari

Posa della pietra d’inciampo in memoria di Piero Iotti davanti al Liceo Scientifico Marconi di Parma

La griglia che protegge l’ingresso è ancora lì, in via della Costituente numero 4A, Parma, davanti a quel Liceo Scientifico intitolato a Guglielmo Marconi che mi vide studente: immutata da allora, fatta di quel legno dipinto di marrone che gli anni e le stagioni hanno reso più scuro di quanto il ricordo di quei tempi facesse immaginare. Oggi è il 27 gennaio 2021, oggi davanti a questo liceo viene posata una pietra d’inciampo in memoria di Piero Iotti, deportato a Mauthausen, matricola 115561, che riuscì a tornare tra noi dopo essere stato  nell’inferno del lager nazista.

Proprio davanti a questo liceo, che vide anche lui studente negli anni ’40, la pietra d’inciampo con sopra una lucente targa di ottone e col nome di Piero sopra inciso, servirà a rinnovare l’insegnamento di un passo del Talmud ebraico: “Una persona viene dimenticata soltanto quando viene dimenticato il suo nome”.

Mentre seguo la cerimonia, breve e partecipata,  come è giusto che sia, osservo il mio vecchio liceo, quelle finestre che conosco, dalle quali seduti ai nostri banchi guardavamo fuori a volte un po’ annoiati; tanti ricordi si affastellano e oggi ne ho uno in più, doloroso: sono ormai 6 mesi che Mauro, Mauro Poletti, è morto. Sarebbe certamente stato qui anche lui a onorare la memoria di Piero, a rievocare con me quei cinque nostri anni di liceo che tra il ’64 e il ’68 passammo insieme, a scambiarci ora quegli immancabili “ti ricordi?” su un professore, un compagno di scuola, su qualche avvenimento di allora.

Il ricordo che ho di Piero viaggia su molti fili sottesi, intrecciati tra loro: il filo dell’amicizia tra le nostre famiglie, tra me e i suoi figli; il filo della politica vera e mai urlata  di cui fu protagonista; il filo dei racconti suoi e di mio padre legati al periodo della resistenza e dell’opposizione al fascismo; il filo delle buone amministrazioni del nostro comune di cui fu sindaco per dieci anni; e un filo più sottile, forse, ma certo importante e ancora oggi visibile, a ben guardare: quello della ricostruzione di Sant’Ilario nel dopoguerra, di cui Piero si fece promotore e interprete, insieme al fratello Enrico, a Lelio Poletti, Livio Spaggiari, Fiorello Donelli, e tanti altri, e che diede per decenni a venire l’impronta allo sviluppo del nostro comune, perché si ebbe allora la qualità e la visione politica che serve quando occorre ripartire, quando occorre disegnare il futuro di una comunità; e che oggi è merce rara.

I figli di Piero, Alberto e Rossana Iotti, insieme al Sindaco di Sant’Ilario, Carlo Perucchetti, che ha presenziato alal cerimonia di posa della pietra d’inciampo

Quando mi capitava di essere insieme a Piero, quando lo incontravo, quando vedendolo pensavo alla sua vita della quale conoscevo bene la storia e il racconto dell’orrore da lui patito nel campo di concentramento di Mauthausen, di cui ci lasciò testimonianza con le parole e con il libro che scrisse (“Sono dov’è il mio corpo”), spesso una domanda sorgeva in me, senza che mai una risposta le desse soddisfazione: come può  un essere umano resistere a tutto ciò che di più terribile e mostruoso altri esseri umani possono infliggergli?

Forse altri a rispondere sono più bravi di me, io non ci sono mai riuscito. Fame, freddo, privazioni, torture, disperazione, solitudine, malattie, fatica sovrumana, perdita di tutti gli affetti più cari, violenza, vessazioni, vivere costantemente in presenza della morte attorno a te, paura di poter essere impiccato, fucilato, portato alla camera a gas in qualsiasi momento, reggere a chi vuole privarti perfino della tua dignità di essere umano: di tutto ciò non vi è nulla che Piero, come altri milioni di esseri umani, non abbia subito.

No, Piero, proprio non riesco, non riusciamo a dare una risposta. Ma posso, possiamo ricordare, questo si, che non dobbiamo permettere che accada nuovamente, anche se i tempi dell’odio e del razzismo sembrano tornare minacciosi. E mentre il cemento sta fissando la tua pietra sul selciato di fronte al nostro comune liceo, credo che riandare alle parole che tu volesti porre alla fine del tuo libro, a suggello e monito per noi, possa essere il miglior modo di onorare questa pietra d’inciampo e stare ancora un poco insieme a te, per non dimenticare la storia, per non dimenticare il tuo nome.

Quando torno a Mauthausen…torno per combattere la dimenticanza anche in me stesso. Ho bisogno di mettermi alla prova, di non dare per scontata alcuna conquista morale. Non so se basterà; se il contributo mio e di altri che restano potrà incontrare un nuovo risveglio. So solo che il mio compito è provarci e che, fino a quando avrò forza, continuerò a farlo.”  (Piero Iotti)

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