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Come rendere la mobilità più sostenibile?

Se vogliamo arrivare a spostare il maggior numero di persone con il minore consumo energetico per combattere l’inquinamento bisogna rendere il trasporto pubblico più vantaggioso per gli utenti

(di Angela Montanari)

La mobilità non è mai possibile senza un consumo di energia, come per qualsiasi attività dell’uomo. Fatta questa premessa diventa invece importante discutere quale sia il modo più ecologico per muoversi oggi, in una società complessa e nella quale molti spostamenti sono resi necessari dalla dispersione dei luoghi di interesse. Naturalmente tutti concordano sulla necessità di ridurre il consumo di combustibili fossili, di ridurre le emissioni di CO2 e di particelle sottili, che sono correlate con il traffico e con le tipologie di veicoli che utilizziamo. Per questo è inevitabile pensare ad un radicale cambiamento della nostra mobilità. Il principio che ci guida dovrebbe essere riuscire a spostare il maggior numero di persone con il minore consumo energetico. E’ immediatamente evidente che un’auto che viaggia con una persona a bordo si configura come la situazione più negativa, mentre un mezzo che trasporta più persone contemporaneamente è la situazione attualmente migliore. Purtroppo questa facile considerazione è persino troppo semplice. Le persone non sono merci e si spostano con le loro necessità, i loro tempi e, a volte, urgenze. È forse per questo  motivo che il trasporto pubblico non sostituisce il mezzo privato nella maggioranza dei casi. Non ha la flessibilità di utilizzo di un’auto e spesso non è nemmeno più conveniente. Se crediamo nella necessità di un trasporto energeticamente efficiente dobbiamo quindi rendere il trasporto pubblico vantaggioso per gli utenti e superare queste debolezze. Un sistema più rapido dell’auto nel raggiungere il luogo di destinazione, flessibile e molto più disponibile. Questo non si ottiene in tempi brevi perché richiede una grande efficienza nell’organizzazione dei mezzi pubblici, percorsi preferenziali, e maggiore frequenza di mezzi per ridurre drasticamente i tempi di percorrenza. In caso contrario l’autobus o il treno rimarranno solo una alternativa, a volte conveniente, spesso inadeguata e scomoda. E’ molto attuale, anche per le industrie automobilistiche, confidare sullo sviluppo di mezzi di trasporto elettrici. Nell’immediato possono essere una soluzione per abbattere l’inquinamento diffuso, nei luoghi dove il mezzo circola, perché riducono molto le emissioni di gas. Non è però questa la soluzione finale. Per almeno due motivi: il primo è che gran parte del particolato viene comunque emesso da freni, frizione e dal rotolamento delle gomme su strada. Il secondo motivo riguarda la produzione di energia, che comunque bisogna immettere nelle batterie. Questa energia elettrica può venire da diverse fonti. Se è prodotta da combustibili fossili, abbiamo solo spostato il luogo di emissione di CO2, concentrandolo in un singolo sito. Sarebbe pertanto auspicabile che anche la produzione delle batterie seguisse un ciclo virtuoso a basso impatto ambientale, per non spostare a monte i problemi che oggi ritroviamo a valle.

Auto alimentate a gas o auto elettriche non sono una soluzione definitiva, solo un utile intermezzo nel percorso verso un trasporto a basso impatto ambientale. Senza considerare i due mezzi di trasporto energeticamente più vantaggiosi (la bicicletta e le nostre gambe), il futuro dovrebbe prevedere un sistema di mobilità continuo, ordinato, con mezzi interconnessi, ma collettivo.

Anche sul nostro territorio dobbiamo introdurre nuovi modelli di mobilità, come previsto nel programma di S.Ilario Futura, e come sostenuto da Rifondazione Comunista. Occorre avviare lo studio di fattibilità per la realizzazione di percorsi preferenziali degli autobus sulla via Emilia fino a Reggio, rendendo questo servizio vantaggioso e scoraggiando l’uso dell’auto privata. Molti cittadini di Sant’Ilario hanno coscienza di quanto sia indispensabile ridurre la circolazione di mezzi inquinanti. La risposta che dobbiamo dare è quella di impegnarci, in accordo con i Comuni limitrofi, l’ANAS e le istituzioni per avviare questo percorso. Nel disegnare questo futuro anche nella nostra Regione sarà necessario fare quindi una analisi completa del ciclo di vita di ogni modello di mobilità, per progettare uno schema sostenibile nel lungo periodo e non ritrovarci a dover risolvere domani gli stessi problemi che affrontiamo oggi.

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