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Tradurre in pratica gli obiettivi climatici dell’UE

Non si potrà mai avere una sostenibilità ambientale senza sostenibilità sociale. La transizione verde non può essere solo per chi se la può permettere e i costi non possono ricadere sui cittadini più vulnerabili

Simona Bonafè, parlamentare europea PD

(di Simona Bonafè, Eurodeputata PD)

Con il pacchetto di proposte legislative “Fit for 55” l’Unione Europea punta a ridurre, entro il 2030, le emissioni di Co2 del 55%. Il Parlamento che pure aveva chiesto una riduzione maggiore, ossia del 60%, é ora pronto a rimboccarsi le maniche per contribuire con questi provvedimenti a rispondere alla sfida principale del nostro secolo che è quella di accompagnare la ripresa verso un nuovo modello di sviluppo sostenibile a zero emissioni.

Il cambiamento climatico e l’uso inefficiente delle risorse naturali rappresentano, infatti, tanto un grave pericolo per l’ambiente e il benessere delle future generazioni, quanto un fattore critico per l’economia, basti pensare all’effetto sul costo dell’energia della dipendenza europea dall’importazione di fonti fossili.

I dati sull’incremento della temperatura e sul moltiplicarsi degli eventi meteorologici estremi, dopo essere stati segnalati da anni dai più autorevoli osservatori scientifici, sono oggi sotto gli occhi di tutti e ci richiamano alla necessità di ridurre urgentemente le emissioni di Co2. Intanto, ogni anno consumiamo due volte e mezzo le risorse che il nostro pianeta è in grado di rigenerare, un dato che ci impone un’urgente trasformazione del nostro modello economico da un sistema di progettazione, produzione e consumo lineare a uno pienamente circolare che ne rispetti i limiti.

Stiamo fronteggiando un’emergenza sanitaria e non possiamo permetterci di trovarci, prima di quanto già oggi la scienza ci dice, in una vera e propria emergenza climatica dagli effetti altrettanto devastanti. Muoverci subito, con determinazione e ambizione, è l’unico modo per riuscire a garantire una crescita sostenibile.

L’Unione Europea prende sul serio questa sfida e per questo motivo ha approvato la prima legge al mondo sul clima, che mette nero su bianco il carattere vincolante della traiettoria che dobbiamo intraprendere nei prossimi anni per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica nel 2050. Si tratta di un percorso concreto e immediato, che parte proprio con il pacchetto “Fit for 55” da una revisione ambiziosa del target di riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030.

Deve essere però ben chiaro che questo cambiamento radicale va accompagnato da una transizione giusta che non lasci nessuno indietro.

Non si potrà mai avere una sostenibilità ambientale senza una sostenibilità sociale. E´ evidente che la transizione verde non può essere solo per chi se la può permettere e i costi non possono ricadere sulle fasce di popolazione economicamente più vulnerabili.

Ecco perché pensiamo che si debba fin da subito prestare grande attenzione all’impatto e ai costi sociali delle trasformazioni in atto, ed ecco perché crediamo che il nuovo Fondo Sociale per il Clima vada nella giusta direzione di accompagnare la transizione con equità perché sia per tutti.

Il lavoro su questo pacchetto che avremo di fronte nei prossimi mesi sarà sicuramente impegnativo, ma questo non può essere un alibi per rimanere fermi e lasciare tutto com’é.

Gli ultimi dati dell’IPCC hanno dimostrato una volta di più che è essenziale dare una risposta veloce e chiara per evitare di passare da un’emergenza sanitaria a una possibile emergenza climatica senza punto di ritorno.

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