POLITICAPRIMO PIANO

I referendum del 12 giugno sulla giustizia

Un voto che deve tener conto della riforma proposta dal Governo e già approvata dalla Camera

Marcello Moretti

(di Marcello Moretti, membro Segreteria provinciale della Federazione PD di Reggio Emilia con delega alla Giustizia-Legalità)

Il prossimo 12 giugno si terranno i 5 referendum abrogativi in materia di giustizia. In vista dell’appuntamento il Partito Democratico ha espresso un proprio orientamento frutto di una valutazione complessiva che vuole in primis valorizzare le riforme attraverso il confronto, soprattutto su un tema delicato come quello della giustizia, a lungo terreno di scontro ideologico, che le istituzioni e i cittadini hanno pagato caro. Infatti in questi anni la maggioranza, l’esecutivo e la Ministra Cartabia hanno raccolto la sfida, arrivando a definire una proposta di legge (ad oggi manca solo l’approvazione definitiva al Senato) che impatta sulla giustizia con una visione più organica ed equilibrata di quanto possa fare un referendum. Se la quasi totalità delle diverse forze politiche sostengono una legge, devono poi essere coerenti nel legittimarla, creando quel consenso sociale diffuso che ispira i comportamenti dei cittadini anche al di là delle sanzioni e delle norme.

QUESITI IN PILLOLE E ORIENTAMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO

In primo luogo l’invito è quello di andare a votare per esprimere la propria opinione; il referendum resta uno strumento democratico importante anche su quesiti molto tecnici, che non può essere ostaggio di posizioni strumentali.

1) Abolizione della Legge Severino (che vieta la candidatura dei politici condannati).
Il quesito referendario propone di cancellare l’intero Decreto Legislativo n. 235/2012 con cui si stabilisce (in caso di condanna per delitti non colposi) l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza degli eletti a tutti i livelli. La norma oggi si applica automaticamente (anche in caso di una condanna in primo grado non definitiva) ed è retroattiva (per chi sia stato nominato in data antecedente alla condanna). Se da un lato è vero che l’automatismo e la retroattività hanno generato inconvenienti e rilevanti problematiche per i pubblici amministratori, un voto favorevole all’abrogazione toglierebbe l’incandidabilità anche per condanne definitive, insomma un sì sembra più un segnale di impunità che un’effettiva riforma di stampo garantista.
ORIENTAMENTO: NO

2) Misure Cautelari (Custodia cautelare – Carcerazione preventiva e altre misure).
Il referendum si propone di ridurre la possibilità di utilizzare la custodia cautelare in carcere e le altre misure cautelari nel caso in cui sussista il rischio che il soggetto compia altri “delitti della stessa specie” di quello per cui è indagato. Si priva così la giustizia di uno strumento importante a garanzia della sicurezza pubblica: non sarà più possibile neppure un obbligo di firma, gli arresti domiciliari, il divieto di avvicinamento, la sospensione dall’esercizio di una attività economica, per reati come il furto in appartamento, lo spaccio di droga, la truffa, lo stalking, reati fiscali e finanziari. Anche tenendo conto che oggi è previsto il risarcimento per la “ingiusta detenzione”, un voto favorevole all’abrogazione sarebbe più un segnale di impunità che un’effettiva riforma di stampo garantista.
ORIENTAMENTO: NO

3) Separazione delle funzioni dei magistrati. Dire “separazione delle funzioni” (giudicante
e requirente) anziché “separazione delle carriere” è più corretto, perché la carriera (accesso,
avanzamenti, ecc.) resta comunque unica. Oggi per chi diventa magistrato sono possibili
quattro cambi di funzione. Se si risponde sì al quesito i passaggi diventano da quattro a zero.
La riforma ha già previsto la drastica riduzione dei passaggi di funzione (da quattro a uno).
Si ritiene opportuno sostenere la riforma concordata all’unanimità nel Governo che è più
organica del referendum.
ORIENTAMENTO: NO

4) Riforma del CSM (eliminazione delle firme necessarie a candidarsi al CSM).
Si intende eliminare la raccolta firme necessaria per candidarsi al CSM. La proposta è coerente con la riforma concordata all’unanimità nel Governo.
ORIENTAMENTO: SI

5) Equa valutazione dei magistrati – Consigli giudiziari.
Il CSM valuta professionalità e competenze dei magistrati con cadenza quadriennale, avvalendosi del supporto consultivo dei Consigli Giudiziari, formati da giudici togati per due terzi e da membri laici per un terzo (avvocati e professori universitari). Questi ultimi oggi, sono esclusi
dalle deliberazioni. Se si risponde sì al quesito avrebbero potere di voto anche i membri laici.
La riforma ha già previsto di estendere il voto agli avvocati, che sono espressione dei locali
consigli dell’ordine, e non ai professori universitari. Si ritiene opportuno sostenere la riforma
concordata all’unanimità nel Governo che è più organica del referendum.
ORIENTAMENTO: NO

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