"TI CONSIGLIO UN DISCO"

Vini e Vinile: Bob Dylan “Greatest hits” e Barbera d’Alba

Il vinile: quando c’era qualcosa da raccontare. Un disco era un viaggio in grado di aprire una vita. E un buon vino è un’Idea: una buona idea per accompagnare la musica, anche per un astemio.

(a cura di Massimo Bellei)

Immerso in una casa intrisa di arte, ho ascoltato parlare di Bob Dylan il maestro Mario Rosati. Poi sono andato da Fosco Garavelli, con lui ho capito che vino ci voleva.

Stasera sono nel 1967, la stessa data che è stampata sulla copia del “Greatest Hits” che tra poco inizierà a girare.
Sono anni in cui con i miei amici (abbiamo diciotto, forse vent’anni) ci troviamo nelle case – spesso la mia, proprio in questa stanza – per ascoltare la musica e darne poi un giudizio critico.
Quando esce un nuovo Ellepi è l’avvenimento dell’anno, e questo è di Bob Dylan, il menestrello del Greenwich Village che ha fatto arrivare fin qua una ventata di aria fresca. Accompagna le nostre giornate con le sue ballate che hanno un fondamento di condanna, di denuncia. Con lui è una band straordinaria, con capacità tecniche fuori del comune: saltano fuori ad ogni giro del piatto. Tra le più belle mai scritte “like a rolling stone” (tutta in minuscolo, come sulla copertina): che sta nell’Olimpo di chiunque sa della musica: non si ascolterano mai come delle canzoni vecchie. E si compravano i Jethro Tull, i Deep Purple, i Cream, Emerson, Lake & Palmer, e si sentiva un pathos che non dipendeva dal fatto che si aveva vent’anni. Ancora oggi se li incontri alla radio ci metti un momento ma poi li riconosci e ti dici: “ah, l’orecchio è ancora buono!” Un consiglio? Rispolvera il libro di Fernanda Pivano e valle dietro, allora “just like a woman” ti si svela davanti. Attenzione: non è nostalgia ma cultura: per dirne una Bob ha preso il cognome d’arte Dylan in onore di Dylan Thomas, grande poeta gallese.
E il vino?
Perché questa musica è una ventata sanguigna, (mentre adesso è un “Vein sutil”). Quindi un vino deciso, con forte personalità ma non inaccessibile alle tasche, proprio come un disco di Dylan che poteva permettere a chiunque di sedersi con chi sta in alto. Io ci bevo pian piano un bicchiere (non un calice, un bicchiere!) di Barbera d’Alba. Perché era un vino che era povero, lo beveva solo la plebe, e grazie alla tenacia di alcuni produttori si è elevato al rango dei più ricercati e corposi vini francesi e italiani. E si è alzato in piedi. È diventato solido, nessuno ha più niente da dire.

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